Giu
27
Filed under (Psicologia, Sessuologia Clinica) by Antonio Dessì on 27-06-2017

La dimensione coppia emerge e si origina da bisogni ancestrali di attaccamento e di protezione ed è essenziale in un percorso sano di crescita e di sviluppo della personalità e delle relazioni. Precisamente, il termine “coppia”, viene inteso come la congiunzione di due soggetti che per loro libera scelta hanno deciso di formare un’unità, regolata da precise condizioni dette e implicite. Ogni coppia tuttavia è ben diversa dalle altre, e porta con sé un ideale di amore differente, così come i modi di viverlo e manifestarlo. In generale però, entrambi i partner dovrebbero essere sufficientemente maturi da strutturare un legame solido, seppur in costante cambiamento e ristrutturazione nel corso del tempo e con il mutare delle esigenze e dei bisogni reciproci. Ogni legame reca in sé inevitabilmente delle nebulosità e dei conflitti, che se non gestiti correttamente, possono portare a vere e proprie rotture.

Generalmente esse compaiono quando i due partner cominciano a sentirsi differenziati dall’originale senso simbiotico, tipico delle prime fasi della formazione della coppia e di idealizzazione, e questo può succedere per esempio all’arrivo di un figlio oppure un momento cruciale di presa di decisioni nella coppia (una convivenza, o eventi destabilizzanti l’equilibrio sino ad allora raggiunto). Ecco che allora tutto cambia, tutto deve essere rivoluzionato e si devono necessariamente riordinare le proprie peculiarità e spesso la coppia inizia a confrontarsi con il partner reale che ha davanti, con pregi e difetti e ognuno con i propri “fantasmi“. Talvolta questa fase di disillusione può essere problematica e far scattare sentimenti antagonisti al legame o “sentirsi meno innamorati”. A seconda della propria organizzazione di personalità si possono provare delle tonalità emotive differenti: rabbia-disperazione, paura,  Tra attrazione, dubbi, confusione, delusione.

Attrazione, innamoramento e attaccamento sono dimensioni che concorrono alla strutturazione del legame. L’attaccamento è sicuramente l’aspetto più profondo del legame e spesso quello che può portare più difficoltà, con dei tempi molto variabili da coppia a coppia. Ci sono persone per esempio che temono legarsi stabilmente, e in genere preferiscono defilarsi quando il legame sta diventando importante. Altre invece che hanno difficoltà a condividere uno spazio comune, una convivenza, e che spesso portano sofferenze nella coppia legate all’impossibilità di unirsi e/o di mantenere due case per esempio. Sono sono degli esempi.
Come si evince, ogni fase della vita di coppia può essere contraddistinta da un particolare problema legato alla sfera delle emozioni e della sessualità.

La terapia di coppia è molto indicata quando i partner non riescono a slittare e mantenere un livello di organizzazione differente da quello che ormai non funziona più e non può accomodare gli aspetti esistenziali dei due individui che la compongono. Condizione essenziale per poter portare avanti un discorso di terapia di coppia è il fatto che assieme al terapeuta si possano definire degli obiettivi di lavoro che siano condivisi e accettati da entrambi i membri della coppia. Senza questo nessuna terapia di coppia davvero può funzionare.
In linea di massima, una seduta di terapia di coppia avviene una volta ogni quindici giorni, proseguendo poi a seconda del grado della conflittualità e delle resistenze presenti.

 

Studio di consulenza psicologica e psicoterapia

Dott. Antonio Dessì

Via Agrigento 1, Cagliari – cellulare di servizio: 392 135 0189

Lug
22
Filed under (Psicologia, Sessuologia Clinica) by Antonio Dessì on 22-07-2016

Spesso si dice che il sesso non è importante, che l’amore vincerà su tutto, che il sesso “vero” è unito all’affetto, ma la mia esperienza clinica mi ha dimostrato con sempre più forza che la sessualità è fondamentale per la regolazione delle emozioni di piacere e che nessuno, ma proprio nessuno, ne farebbe a meno, e inoltre che i sentimenti sono incarnati, ovvero si esprimono anche attraverso il corpo, il sesso, l’attrazione, la seduzione. Che esiste “fare l’amore”, ma anche “fare sesso”. Non esiste un modo giusto di espressione, ma una via da costruire sul sentiero del piacere, e sulla comprensione del proprio momento esistenziale, dinamico e mutevole. Esperienze di conoscenza di sé. Avere un problema sessuale significa a volte sentirsi mutilati, incompleti, e le ferite sono molto profonde. Problematiche affrontabili, a patto di avere un po’ di pazienza e dedicarsi del tempo.

I disturbi sessuali possono avere causa organica, psicologica o mista; essere primari, ossia presenti da tempo nella vita della persona, secondari cioè acquisiti dopo una spiacevole esperienza; situazionali, ossia presenti solo in particolari situazioni o condizioni sessuali, generali, presenti sempre ogni qual volta si tenta o si ha un rapporto sessuale.
Le problematiche sessuali, sia femminili, sia maschili, vanno considerate secondo una prospettiva integrata.E’ necessario che la richiesta di aiuto venga accolta considerando tutti questi aspetti, e pertanto concentrandosii sul significato e sulla funzione, prendendo in considerazione tanto l’aspetto biologico quanto quello psicologico. Mai separatamente. Ogni persona ha la sua terapia personalizzata.
Inoltre, le persone che si rivolgono ad un sessuologo o uno psicoterapeuta specializzato anche nel trattamento delle disfunzioni sessuali e problematiche di area sessuale devono inizialmente rinunciare all’idea proveniente da un retaggio culturale molto forte del “risolvere subito”. Essendo dei disturbi di area psicosomatica, il lavoro in psicoterapia è molto delicato e comprende un modello che si muove nell’elaborazione dal somatico allo psichico attraverso la ricostruzione di senso, congrua con l’organizzazione di personalità della persona che ne soffre e il sistema di relazione in cui è inserito/a.

Il trattamento di queste difficoltà non si può prescindere da queste definizioni: nella valutazione clinica vanno analizzate le diverse aree della vita della persona, che permettono di identificare il significato, oltre il comportamento, della difficoltà sessuale che viene presentata.

Sia a Cagliari sia ad Olbia mi occupo di disfunzioni sessuali e problematiche di area sessuale dal 2005 seguendo un approccio integrato, oltre alle classiche tematiche di richiesta di aiuto in psicoterapia (ansia, depressione, problematiche relazionali..).

**NOVITA’**

Inoltre per le persone che mi contatteranno da Olbia ho una novità. Nel tempo ho avuto modo di instaurare relazioni professionali con specialisti medici della zona. Questo ha portato al desiderio congiunto di collaborare in maniera più veloce ed efficace all’interno di un importante Centro Polispecialistico della zona, del quale vi parlerò presto e che offre l’aiuto di professionisti di area chirurgica, endocrinologica, ginecologica, andrologica e altri. La scelta è data dal fatto che per il trattamento di queste difficoltà la co-presenza di più specialisti facilita la persona nel processo diagnostico ed evita spesso lo scoraggiante percorso di entrare in più studi specialistici e il rischio di sviluppare sfiducia. Il vantaggio è quello di poter contare su un équipe di professionisti che lavora attivamente assieme su ogni caso. Un unione di forze e competenze per il benessere delle persone che richiedono aiuto e chiedono professionalità e discrezione sui temi per cui soffrono.

Per avere più informazioni o un appuntamento contattatemi al 3921350189 dal lunedì al venerdì dalle 13 alle 14.30

Apr
20
Filed under (Psicologia, Sessuologia Clinica, Società) by Antonio Dessì on 20-04-2016

Molte persone, in seguito ad una storia andata male, si ripetono che non vogliono più essere ferite perché hanno interiorizzato che l’amore può fare molto male, e per questo motivo indossano una corazza, caratteriale, sul corpo. In questo l’essere umano è inscindibile nella sua unità psico-somatica. Ripensare al passato può evitare di ricommettere gli stessi errori, ma esiste anche la possibilità di andare oltre, comprendere e credere nella possibilità di poter vivere storie differenti anche se ciò significa esporsi a delusioni e dolori. Nessuno ha garanzia che siano migliori, perché provarci significa spesso accettare di rimettersi in gioco e accettare l’incognita della conoscenza dell’altro/a. Si può imparare ad amare sempre meglio, in primis a riconoscere e amare se stessi nei propri desideri, ed essere consapevoli di ciò di cui si ha bisogno per poter strutturare, al di là dell’innamoramento, un legame di attaccamento. Le ferite sono una possibilità di crescita, anche se inizialmente si può pensare diversamente, o ancora di più, e in questo comprensibilmente, mandare a quel paese chi afferma con forza tale possibilità. Fatelo con tranquillità. Di ogni ferita è importante che si accolga la propria responsabilità e un’opportunità di lavoro su stessi per comprendere il senso di quella storia che ha fatto soffrire, le aree scoperte di sé che ha toccato e perturbato. Questo è ciò che posso raccontarvi sulla base della mia esperienza professionale, e anche personale, da essere umano come voi.

Ogni giorno in Italia più di 30.000 persone  decidono di rivolgersi a presunti maghi e ciarlatani vari con presunte doti speciali (spesso in realtà disturbi di area psicotica che loro propinano come doni speciali ricevuti dalla nascita o capacità di previsione). Sette spirituali e fattucchieri plagiano persone di ogni età e ceto sociale, riuscendo ad accaparrarsi non solo soldi ma anche favori sessuali e ricompense materiali. Questa la triste realtà.

Solo poche persone (il 6% degli utenti che dichiarano di aver subito un raggiro) decidono di sporgere effettivamente denuncia alle autorità.

I CIARLATANI: CIFRE E DIFFUSIONE DEL FENOMENO

Maghi, sensitivi, cartomanti, chiromanti veggenti: in Italia li abbiamo un po’ tutti. Talvolta anche in pseudo-professioni come quelle del pranoterapeuta si insinuano rapporti pseudo-professionali dove le persone si aprono rispetto a problematiche personali, individuali, relazionali, senza ovviamente avere un adeguato trattamento, ma anzi, molto spesso la cronicizzazione di un disturbo e un peggioramento. Spesso esiste un invischiamento tra pratiche pseudo-professionali, religione, uso di carte e letture del passato e futuro. Insomma un fritto misto.

Sono figure richieste proprio perché hanno una funzione di calmante, ma allo stesso tempo compiono un danno enorme sul piano psicologico nelle persone che vedono.

I maghi, i guaritori e gli astrologi presenti in Italia sono circa 160.000 (in vertiginoso aumento negli ultimi dieci anni). Decine di migliaia le truffe e gli abusi segnalati all’Associazione Telefono Antiplagio. Gli italiani che frequentano questi impostori sono 12 milioni (il 20% della popolazione) distribuiti tra un 51% di donne, il 38% di uomini e l’11% di adolescenti. L’incasso totale tra chiaroveggenti, indovini, guaritori e maghi è stimato in circa 6 miliardi di € annuicon una evasione fiscale che tocca punte del 98%. Praticamente lavorano in nero, e spesso sembrerebbero pure buoni perché chiedono un offerta.

Durante lo scorso anno (2013) indovini, fattucchiere e cartomanti hanno aumentato gli introiti annui (in controtendenza rispetto a categorie professionali serie) di circa il 19%.

Lombardia, Lazio e Campania sono in Italia le regioni con il più alto numero di addetti all’occulto, mentre si rivolgono a loro circa un italiano su tre spendendo tra i 50 e i 1000 euro a consulto.

reati più frequenti contestati a questi individui dalla Magistratura sono: esercizio del mestiere di ciarlatano, l’evasione fiscale, circonvenzione d’incapace (perchè molto spesso chi si rivolge loro ha realmente una grave condizione psicologicica), truffa, estorsione, esercizio abusivo della professione medica e psicologica, abuso della credulità popolare, violazione della privacy e pubblicità ingannevole. Molti di questi finti operatori del paranormale riescono a vendere le proprie millanterie anche a distanza, persino attraverso siti web di aste on-line.

È probabile che maghi da un lato e sedicenti maestri spirituali dall’altro si rivolgano a un pubblico differente, ma a mio avviso entrambi rispondono ingannevolmente a un bisogno umano che di fondo è molto simile: la ricerca di sicurezza.

La nostra epoca è caratterizzata dopotutto dalla costante incertezza e da una persistente carenza di punti di riferimento, che si esprime spesso in modo patologico sia a livello sociale sia individuale.

Questi impostori sono storicamente sempre esistiti, ora però si trovano evidentemente a cavalcare il momento di disagio delle persone, giocando pericolosamente con le insicurezze collettive e individuali. Entrano nelle storie familiari delle persone, ne inventano versioni sulla base del loro presunto potere. La persona plagiata spesso costruisce una versione della propria storia in senso delirante.

IL PLAGIO

Oltre a impostori, maghi e veggenti, in alcuni casi, le persone possono essere vittime di veri e propri plagi messi in atto da personaggi apparentemente insospettabili. “Maestri spirituali”, “mamme”, “padri”, “sacerdoti”, questi individui si lasciano soprannominare in modi apparentemente lontani da ogni sospetto. Bisogna invece imparare a osservare e tenersi lontani da situazioni ove qualcuno dichiara una presunta superiorità morale o spirituale per essere ascoltato e seguito. Alcuni sono ancora più furbi e fanno passare alle persone di aver studiato abilità legate al massaggio di qualsiasi tipo, ma l’obiettivo è quello di fidelizzare la persona e possibilmente di far arrivare altra gente in difficoltà.

I personaggi che tendono a plagiare queste persone  lo fanno in maniera molto subdola, utilizzando l’arte della persuasione in maniera molto efficace e altrettanto ambigua. La persona crede alla versione fornita dal sedicente mago, perché ha estremo bisogno di ricostruire senso. Inoltre acquistano un potere molto forte sulla persona tanto che è la persona stessa che difende queste figure ritenendole di vitale importanza e non riconoscendo invece i danni che ne ha subito. Questi soggetti non vengono mai completamente allo scoperto e si ammantano spesso di un’aria amichevole e falsamente rispettosa. Dopo aver conquistato la fiducia delle persone, iniziano le richieste, via via sempre più impegnative, sino a riuscire spesso ad estorcere, senza utilizzo della violenza denaro, favori, prestazioni sessuali.

 LE RICHIESTE DEGLI UTENTI

Molte delle domande poste dalle persone a queste categorie di ciarlatani sono riconducibili a problematiche di ordine psicologico, oltre che in alcuni casi, persino medico.

Tra le richieste ‒ ovviamente inevase ‒ formulate ai ciarlatani (maghi, cartomanti, ecc.) vi sono:

  • sofferenze d’amore
  • problemi familiari
  • drammi esistenziali
  • conflitti in ambito lavorativo
  • difficoltà d’integrazione sociale
  • timidezza
  • rendimento scolastico
  • problemi di salute

Ebbene, questi sono tutti ambiti nei quali la competenza dello psicologo, dello psicoterapeuta e, per la salute fisica, del medico, è specifica e garantisce all’utente l’unico ambito possibile di efficacia e professionalità.

PERCHÉ SI VA DAL MAGO E NON DALLO PSICOLOGO? UN PUNTO DI VISTA

Se come si è visto le problematiche che affliggono gli utenti di queste categorie di personaggi sono per lo più riconducibili a difficoltà di ordine psicologico, per quale motivo così tante persone preferiscono rivolgersi a un possibile truffatore, un sedicente mago, piuttosto che andare dallo psicologo?

Perché le persone si rivolgono al “mago”, al massaggiatore con doti speciali (psicotiche) e non allo psicoterapeuta?

Le motivazioni possono essere tante e dato che anche persone istruite cadono vittime dei raggiri dei ciarlatani, non sempre tutte riconducibili all’ignoranza. L’inganno della soluzione facile, la superstizione, l’illusione di poter modificare il corso della propria vita senza mettersi in gioco in prima persona, ma affidando unicamente a un “entità” esterna le proprie sorti. Infatti sono relazioni dove esiste un altissimo grado di dipendenza.

Le persone inoltre vogliono essere da un lato rassicurate e aiutate, dall’altro vogliono sentirsi in qualche modo anche accolte nella propria irriducibile complessità. Ci si vuole sentire individui dotati di una psiche immaginativa, dove c’è ancora spazio per l’indeterminatezza, l’esoterismo, l’essere ritenuti parte di un universo ancora misterioso e ancora da decifrare e da spiegare.

COSA FARE?

Qualunque sia la problematica per cui una persona decide di rivolgersi a un operatore dell’occulto o a un “maestro spirituale” improvvisato, va detto con estrema chiarezza che il problema è destinato non solo a non essere risolto, ma ad aggravarsi. Infatti si correrà semplicemente il rischio di rinviare i tentativi di soluzione più seri, oltre che di indebitarsi economicamente e si deve trovare il coraggio di farsi aiutare.

Ci si può rivolgere a un’associazione di consumatori oppure chiedere nei casi più gravi l’aiuto delle forze dell’Ordine.

Psicologipsicoterapeuti e psichiatri possono essere di grande aiuto nel sostenere le vittime di queste millanterie. Non di rado, infatti, si possono sviluppare nell’individuo delle vere e proprie sintomatologie psicologiche anche a seguito dei raggiri subiti e della scoperta, spesso scioccante, di essere rimasti vittime di un inganno.

Ovviamente è sempre preferibile rivolgersi a un professionista – psicoterapeuta, medico, psicologo – anche solo per un consulto in caso di problemi (amore, lavoro, salute, stress, ecc.) piuttosto che attendere che la difficoltà degeneri e si veda di seguito il ricorso alla “magia” come un possibile – ingannevole – rimedio dell’ultimo minuto.

Per quante possano essere le visioni discordanti tra i vari orientamenti in psicoterapia circa il significato, l’applicazione, il limite della parola “scienza”, è pur sempre – e comunque – fondata su basi scientifiche, su metodi, osservazioni, verifiche, teorie e dibattiti culturali. C’è ancora spazio per l’anima, il cuore, i sentimenti, il “prendersi cura” oltre che il curare? A mio avviso assolutamente si.

Per questo, se si ritiene di poter essere caduti vittime di un raggiro, dunque, in nessun caso si ceda alla vergogna, sentimento molto comune tra quanti sono stati ingannati da un sedicente mago, massaggiatori che giocano sulla vita di chi massaggiano, maghi che vedono il futuro, e ci si rivolga invece a un professionista serio per chiedere supporto e aiuto serio e portare in salvo la propria vita.

Le relazioni che nascono nell’incontro con un partner con tratti narcisistici di personalità sembrano essere all’inizio delle grandi storie d’amore. In tal senso è bene riconoscere che le persone con tratti narcisistici sono capaci di grandi slanci affettivi iniziali (accoglienza, regali, gentilezze…) che spesso fanno pensare alla vittima di aver trovato finalmente la persona giusta, spesso dopo tanto tempo.

Il discorso è moltissimo articolato, nel senso che il narcisista è tendenzialmente una persona di intuito e comprende benissimo dove può inserirsi per poter prendere dalla sua vittima. Molte storie con questa tipologia di partner hanno una matrice comune, ovvero il racconto di una comprensione mai vissuta sino a quel momento, e la sensazione di forte connessione. In tal senso le persone con tratti narcisistici di personalità sono molto capaci ad intercettare il bisogno d’amore e di riconoscimento della loro vittima prescelta. 

Tendenzialmente fanno diverse cose per mostrare sempre una buona immagine di sé e farsi volere bene, dai partner, dai loro amici e parenti. Sono presenti e disponibili e non di rado raccontano di un futuro radioso che attenderà la coppia. In tal senso si assicurano l’accoglienza e lo strutturarsi di una dinamica di fiducia da partner del/della partner vittima. Gli aspetti legati alla psicopatologia non sono evidenti nella loro dimensione distruttiva. In questa fase si è impegnati tendenzialmente nella seduzione, un’azione molto delicata su cui il narcisista sa muoversi molto bene e in maniera ripetitiva ripercorre in tutte le relazioni. Inizialmente è difficile poterli riconoscere, perché il dubbio è certamente un elemento molto importante.

Con le adeguate differenze tra una storia e l’altra, molto presto la vittima inizia a credere che quella persona, il/la narcisista, sia l’unica persona che la sta veramente amando, e spesso nell’incredulità si fa molta fatica a mettere in discussione tutto quello che succede, e iniziare ad osservare le già iniziali piccole mancanze. Tendenzialmente anche quando il/la narcisista inizia a mostrare qualche crepa nella sua personalità è molto frequente che questa venga giustificata, venga protetta, seguendo spesso una logica che continua ad inseguire quella totale fusione e perfezione che si è già sperimentata. 

Molto spesso le vittime presentano un passato relazionale molto difficoltoso, spesso hanno avuto uno o entrambi i genitori con disturbo narcisistico di personalità. Nelle loro storie affettive spesso di osservano l’instabilità, tradimenti e partner inaffidabili. A tal ragione l’incontro con il/la narcisista spesso apre uno scenario quasi oniroide, ovvero, quello secondo il quale si ritiene di aver trovato finalmente quello che si è sempre desiderato. Il/la narcisista inizialmente mette sul piedistallo la propria vittima, la fa sentire unica, completamente unita a sé, due anime fuse in una, avvolti in un clima di totale familiarità. 

In questo modo il/la narcisista inizia a penetrare lentamente nel sistema mente della vittima per appropriarsene. A tal riguardo si instaura nella coppia narcisista-dipendente un clima di totale disponibilità nei confronti del narcisista, in quanto è visto come quello/a che è in grado di comprendere ed esaudire ogni bisogno e desiderio.

L’esclusività che pervade la relazione produce un graduale isolamento nella vita della vittima, impercettibile all’esordio della frequentazione e poi sempre più marcato. Le sue attenzioni sempre più decise assumono il significato di amore autentico per la vittima e il narcisista inizia ad esprimere il suo disappunto, ogni qual volta la sua vittima dedica parte del suo tempo a sé o non asseconda i suoi bisogni. E’ spesso il senso di colpa che si insinua in modo inconsapevole nella vittima e cresce sempre più, poiché spesso teme che ogni qual volta non si dedica a lui/lei, questi si arrabbierà e potrà abbandonarla. L’effetto di questa dinamica si esprime spesso attraverso una decrescente attenzione al mondo esterno e una crescente dedizione al/alla narcisista. Nella vittima si innesca un processo di idealizzazione che porta a condividere ogni aspetto della vita con il proprio carnefice il quale  vuole conoscerne sempre più particolari con l’obiettivo di ferire e manipolare in futuro la propria vittima. Le prime crepe iniziano ad aprirsi nella relazione quando la figura dell’uomo o della donna perfetta vacilla poiché le richieste di attenzione aumentano sempre piu’ e costringono la vittima a dedicarsi esclusivamente al proprio carnefice. Tale dedizione spesso non e’ sostenibile poiché ogni individuo ha bisogno di ritagliarsi spazi vitali dove coltivare la propria persona, ma sopratutto dove possa incontrare una reciprocità relazionale. Ed e’ proprio quando la vittima inizia ad accusare i primi sintomi di insofferenza che il/ la narcisista sferra il suo primo attacco, accusando la vittima di mancanze, di presunzione, o di chiedere troppo. Il partner narciso inizia ad apparire come una persona centrata esclusivamente su di se’, poco affidabile e vendicativa ma nonostante tutto questo la vittima tende a giustificarlo/a perché é profondamente connessa al narcisista. Spesso si alternano momenti di accuse e duri litigi a grandi riappacificazioni, il narcisista spesso cerca la pietà e la comprensione da parte della vittima, facendo leva su storie strappalacrime che hanno costellato la sua esistenza, dove lui/lei non si assume mai la responsabilità delle sue scelte, attribuendo la causa del proprio malessere ad altri. Quelli che invece controllano la vittima sulla rabbia, tendono invece a punirle con il silenzio. Il circolo vizioso che in cui la vittima si avvita e’ costituito dal fatto che il narcisista tenderà a manifestare una crescente insoddisfazione verso la relazione e accuserà la vittima di poca attenzione e di mancanze, chiedendole maggiori attenzioni e colpevolizzandola sempre più per le sue richieste.

La vittima, pur di mantenere l’idea di aver trovato un uomo/donna unico/a ed ideale tende ad assecondare  ogni richiesta,perdendo spazio ed autonomia e consentendo al narcisista di insinuarsi sempre più nella sua vita. Il paradosso di questa relazione e’ che la vittima, pur dipendendo affettivamente, ha maggiore stabilita’ e una struttura di personalità più solida di quella del narcisista che e’ un vero esperto nello scegliere persone che hanno “molto da offrire” e da cui poter prendere, arrivando a sentirsi legittimato ad impossessarsi della vita del proprio partner. La vittima si occupa in ogni modo del narcisista nonostante venga maltrattato/a sempre più e il perimetro della propria vita tenda a ridursi visibilmente. Il partner tende a  farsi carico della vita del suo carnefice fino ad impoverirsi della propria esistenza, crede ad ogni richiesta e cerca di esaudire ogni suo desiderio pur di non perdere definitivamente il ricordo di quella persona che all’inizio della relazione  immagina lo abbia tanto amato.  Nei rari momenti in cui la vittima ascolta la propria ragione e scopre i giochi manipolativi del narcisista, questi sferra i suoi attacchi sotto forma di senso di colpa e di critica distruttiva, mirati a svalutarla e svilirla. Alla base di questo meccanismo vi e’ un forte senso di inferiorità, di inadeguatezza e di disprezzo che viene proiettato sulla vittima, accusata di averlo/la fatto/a soffrire. Alla base di ogni accusa vi e’ il principio secondo cui la causa di ogni problema e’ sempre attribuita ad altri.

A lungo andare la relazione con un narcisista determina nella vittima una condizione di rabbia, gelosia irrazionale ed immotivata, un atteggiamento paranoico ed insicuro. La condizione di non sapere mai se credere alle parole del partner innesca una situazione di totale sfiducia nelle persone e anche in se’ stessa. La paura che la relazione finisca pervade ogni giorno, poiché il narcisista arriva a minacciare di abbandonare il partner se non si sente amato e ricambiato come immagina di fare lui/lei. Il carnefice fa leva sulla paura di abbandono della vittima e sul timore della solitudine, riattiva antichi schemi relazionali disadattivi di cui la vittima non e’ a conoscenza ma che ancora la guidano nella scelta del partner. L’incontro con il narcisista crea un paradosso esistenziale poiché da un lato vi e’ la tossica illusione di aver trovato finalmente una persona disposta ad amare ma  allo stesso tempo e’ presente la paura dell’abbandono.

Apr
09
Filed under (Psicologia, Sessuologia Clinica, Società) by Antonio Dessì on 09-04-2016

Il tradimento in una coppia è un evento molto doloroso, e spesso l’epilogo drammatico di una sofferenza. Ma cosa è tradimento? C’è da dire che spesso la versione delle storie delle coppie non sono così romantiche, e chi tradisce non necessariamente soffre.Anzi, ci sono uomini e donne che tradiscono senza soffrire per niente e senza pensare al dolore che infliggono nell’altro/a. Però spesso mi chiedo perché per chi soffre spesso è più dolorosa la presenza dell’altro/a, l’amante, e non invece tutti quei tradimenti quotidiani perpetrati con crudeltà, come spesso ascolto nelle storie di tante coppie. Si, proprio quelli che spesso si accettano passivamente, giustificando, stringendo i denti nella speranza tutto cambi. Quei sacrifici dove ogni sforzo è invano. Quello strano altruismo che porta le storie alla distruzione senza fermarsi un attimo prima.
La mancanza di rispetto. Ignorare l’affetto e i gesti. Non voler fare niente per l’altro. Le assenze e l’essere lasciati/e soli/e. L’algida indifferenza. L’avidità. Il controllo psicologico sull’altro attraverso il silenzio, il minimizzare, il negare, l’allontanare. Il liberarsi di discorsi troppo impegnativi ed essere accusati di sollevare sempre questioni pesanti. Questo molto spesso sento in tante storie di coppie. E non basta come elenco.
Forse questi aspetti non sono tradimento? Cambierebbe qualcosa nel vissuto emotivo se comparisse un/una amante? O vi farebbe un grande favore a prendersi qualcuno che non vi ama?
A volte la triste realtà è che cambiano le forme, ma non i contenuti, e anche l’amante prima o poi non verrà risparmiato/a dallo stesso epilogo. Cambiano solo i tempi.

Antonio Dessì

Apr
06

E’ molto frequente che  la quasi totalità delle persone intraprenda un percorso di psicoterapia solamente quando è alle strette, quando si sente in difficoltà e proprio non ce la fa più. Vengono prima provate tutte le alternative possibili e anche quando è evidente che è ora di rivolgersi ad un professionista della salute mentale si procrastina il più a lungo possibile, spesso per tutta una serie di preconcetti e paure diffuse.

In linea di massima la cosa migliore da fare sarebbe quella di rivolgersi ad un terapeuta appena la difficoltà psicologica abbia inizio, in modo da evitare inutili sofferenze e tentate soluzioni al problema che spesso possono peggiorarlo. In questo senso è molto importante che ci si renda da subito conto che su questioni così importanti come la salute mentale è bene rivolgersi a specialisti. Purtroppo molto spesso emergono fantomatiche figure d’aiuto, che d’aiuto offrono ben poco se non quello di aiutare la persona a peggiorare. Purtroppo mi rendo sempre più conto di questa triste realtà. Spesso queste figure si inseriscono nell’area dei disturbi psicosomatici, un area del disagio psichico che andrebbe invece adeguatamente trattata per evitare l’esacerbazione dei sintomi e dei significati che ruotano attorno. Inoltre molte di queste figure mischiano religione (preghiere e rosari), trattamento dei sintomi psicosomatici senza nessun criterio e francamente senza nessuna competenza. In tal senso ho visto persone spesso spendere anni in questi “trattamenti” senza affrontare i problemi psichici sprecando tempo, occasioni lavorative, rovinando relazioni e buttando soldi in scelte francamente sbagliate.

Perché le persone si comportano in tal modo? 

Inconsapevolezza del proprio problema
La prima condizione che allontana una persona dal processo di cura psicologica ha luogo quando una persona, in una situazione di sofferenza psicologica, non è consapevole del significato dei sintomi che manifesta. Nel caso dei disturbi psicosomatici per esempio è molto più semplice che la persona non riconduca ad un origine psicogena il proprio disagio.
Quando la persona non è consapevole di avere una difficoltà psicologica, cerca di individuare le origini della propria sofferenza al di fuori di sé. E molto spesso ci riesce.
In questo modo la persona individua l’origine della propria sofferenza nelle situazioni esterne che giudica come ingiuste o sfortunate. O negli altri, che giudica malvagi o trascuranti.

Insomma è sempre colpa dell’altro. Per fare qualche esempio: la persona che ha problemi a stabilire rapporti intimi e con molta probabilità soffre di un disturbo di personalità,  si dice che incontra sempre dei partner sbagliati o amici che non lo capiscono, oppure che quello è il destino e che prima o poi incontrerà la persona giusta. E’ ovviamente un’illusione. In questo senso spesso le figure di cui parlavo prima rinforzano i pensieri disfunzionali, proprio perché non sono in grado di comprendere la reale richiesta clinica della persona. Molte hanno a malapena la licenza media inferiore, molto disprezzo nei confronti dell’essere umano, problematiche psichiche irrisolte, e interesse a manipolare persone deboli (a volte inconsapevolmente), nonché spesso bisogno di soldi. In questi casi sarebbe opportuno denunciare questi casi e trovare la forza di uscirne. Spesso costruiscono legami fortissimi di dipendenza e la persona teme che perdendo quel rapporto la sua vita sarà in balia delle onde. Questo significa avere un rapporto per niente terapeutico.

Inconsapevolezza dell’importanza del problema
Questa è la situazione della persona che si rende conto di soffrire, magari prova ansia o depressione, ma che non ritiene che il suo problema sia particolarmente importante. A questo livello, la persona pensa che la sua sofferenza in fondo non sia un gran problema. Che si può andare avanti lo stesso benissimo. Stringe i denti.
Quello che succede è che la persona gestisce male la propria vita, si danneggia in mille e un modo.

 Inconsapevolezza della possibilità di risolvere il problema
Questa è la situazione di quelli che provano un disagio psicologico, soffrono, ma che reputano che il disagio psicologico, per sua natura, non possa essere affrontato e risolto. A questo livello, la persona si dice cose come: il mondo è così, tutti soffrono, la vita è dura e non ci si può fare nulla. Spesso la persona si pronuncia contro la psicoterapia. Afferma di “non crederci” pur non avendo avuto esperienze in prima persona o avendo avuto esperienze troppo brevi o con professionisti inefficaci.

Inconsapevolezza della capacità personale di affrontare il problema.
Questa è la situazione della persona che coglie di avere una difficoltà psicologica, magari soffre e si sente bloccata. Contemporaneamente si rende conto che il problema è importante e che sta minando la capacità di essere soddisfatto della propria vita. Sa inoltre che il problema può essere affrontato dagli altri, magari conosce persone che con una psicoterapia hanno risolto i propri problemi, però pensa che nel proprio caso non sia possibile affrontare il problema. La persona si dice che il proprio problema è più grave di quello degli altri. Oppure crede di avere meno capacità degli altri, meno risorse, meno volontà. Sostanzialmente è convinta di valere meno degli altri.

Preconcetti culturali in tema di psicoterapia
Le quattro posizioni di inconsapevolezza sono mantenute in essere mediante alcune convinzioni preconcette (e false) circa la psicoterapia, con cui la persona si mantiene bloccata nella propria situazione di sofferenza.

  1. La psicoterapia è per i matti. Questo potentissimo preconcetto allontana dalla psicoterapia tutti coloro che temono di essere giudicati negativamente da quanti – amici, conoscenti, colleghi, parenti – venissero a sapere che si è in psicoterapia.
    Antidoto: la psicoterapia è un percorso per persone intelligenti e coraggiose che scelgono di impegnarsi duramente per migliorare la propria vita, individuare i propri obiettivi e raggiungerli: c’è da essere orgogliosi di essere in terapia!
  2. La psicoterapia è una cosa da ricchiQuesto preconcetto allontana molte persone che pensano che rivolgersi ad uno psicologo significhi aggiungere al proprio disagio il problema di spendere un mucchio di soldi.
    Antidoto: la psicoterapia può non essere cara come si immagina. Si può sempre provare a contattare un professionista e chiedere. Spesso poi gli psicologi – me compreso – offrono un primo incontro gratuito di conoscenza e orientamento, dove patteggiare le condizioni economiche.
    Antidodo 2: la spesa di una psicoterapia oggi, permette di salvare grandi somme di denaro domani, prevenendo dal fare scelte sbagliate (un divorzio che si può evitare, anni di studio presso una facoltà universitaria inadatta, etc.) o aiutando a fare e a perseguire le scelte giuste. La psicoterapia è un investimento economico su di sé.
  3. Voglio farcela da solo. Questo preconcetto fa leva sul senso di orgoglio delle persone, ma di fatto le limita dall’usare tutti gli strumenti a disposizione.
    Antidoto: il terapeuta è lì per aiutare la persona a trovare da sé le proprie soluzioni creative. Non influenza, non dice cosa fare. Accompagna la persona nel viaggio dentro di sé e la aiuta a fare da sé. E’ come quando si va in palestra e ci si fa accompagnare da un personal trainer, questi non aiuterà la persona a sollevare i suoi pesi, ma contribuirà a creare la migliore situazione – mediante consigli, informazioni, supporto – affinché la persona possa fare da sé ed allenarsi al proprio meglio.
  4. Paura di ricevere un lavaggio del cervello. Questo preconcetto influenza le persone che hanno paura di essere manipolate. Magari sentono di essere sempre state sfruttate dagli altri e l’ultima cosa che vorrebbero è trovarsi davanti ad uno psicoterapeuta che le manipoli e le sfrutti.
    Antidoto: lo psicoterapeuta è un professionista che si è formato con un duro e lungo percorso di studi, è iscritto all’albo di un Ordine professionale ed è obbligato a conformarsi al codice deontologico dell’Ordine e alla normativa vigente. Se ci si sente sfruttati e si dubita della professionalità del terapeuta, è possibile rivolgersi all’Ordine professionale di competenza ed effettuare le verifiche necessarie.
  5. Paura di aprirsi con uno sconosciuto. Questo preconcetto frena le persone che immaginano di subire dei danni se si permettono di aprirsi con una persona che non conoscono.
    Antidoto: il terapeuta è lì per aiutare ed è tenuto al segreto professionale. Ciò che viene raccontato nello studio dello psicoterapeuta non esce di lì.
    Antidoto 2: potrebbe essere che la persona abbia un problema di intimità: si vergogna a svelarsi con gli altri. In questo caso la psicoterapia rappresenta il luogo protetto, la palestra dove cominciare, con i propri tempi, ad imparare ad aprirsi all’altro.
  6. Lo psicoterapeuta ascolta la gente solo per fare soldi. Questo preconcetto allontana le persone che pensano che aprirsi e confidarsi con un’altra persona debba essere fatto solo in una situazione di gratuità.
    Antidoto: i soldi rappresentano la remunerazione di un professionista che utilizza le proprie conoscenze e le proprie esperienze per aiutare la persona a conoscersi meglio, crescere e risolvere le proprie difficoltà psicologiche.

Vantaggi secondari della malattia
I preconcetti verso la cura psicologica possono allora essere rinforzati dal fatto che in fondo la persona non ha interesse a guarire: i vantaggi che ha nell’assumere il ruolo di persona sofferente sono tali che in fondo la persona preferisce rimanere nella sua condizione di difficoltà psicologica – e di potere nei confronti degli altri!

Ignoranza
I preconcetti culturali in tema di psicoterapia sono a propria volta nutriti dall’ignoranza su come funziona la psicoterapia, a cosa serve e quando è utile. Queste informazioni non sono diffuse nella nostra società. D’altra parte i film, la televisione e la letteratura hanno spesso contribuito a mantenere questa condizione di ignoranza oppure a diffondere preconcetti e mistificazioni in tema di psicologia e psicoterapia. E neanche i medici di base, che in genere rappresentano il primo contatto delle persone con la cura della propria salute, spesso non sono informati circa la natura e le potenzialità dell’intervento psicoterapeutico. Così accade che spesso il medico di base non sappia riconoscere una difficoltà psicologica, o, quando la riconosce, non sappia come gestirla e a chi rivolgersi per affrontarla.

Apr
04
Filed under (Psicologia, Sessuologia Clinica) by Antonio Dessì on 04-04-2016

Sono tante le persone deluse che cercano legami tramite le app degli smarphone. Le tanto rinomate APP non hanno risparmiato di occuparsi anche della vita affettiva e sessuale degli utenti. Sono quasi 9 milioni gli italiani che alimentano un giro di 25 miliardi che attraverso queste applicazioni ricercano l’anima gemella oppure una fugace avventura di sesso, molto più spesso.
Installata l’APP prescelta (Tinder, Badoo e altri per gli eterosessuali, o Grindr, Hornet e altri per gli omosessuali) basta aprire l’applicazione sul tuo smartphone e una carrellata di uomini e donne ti si manifesta agli occhi. Alcuni con foto del viso, a volte ritoccate con photoshop, altre con parti del corpo (seni in evidenza, o peni da dimensioni irrealistiche o perlomeno adeguatamente fotografati da angolazioni strategiche, perché alla fine si tratta di un pezzetto in più), inequivocabilmente veicolano dei messaggi molto importanti: incontrarsi o a volte subito dopo già avances di tipo sessuale. Perché le APP non hanno l’obbiettivo di costruire un’intimità, e chi la cerca è un po’ come dire di voler mangiare l’aragosta o il proprio piatto preferito al chiosco dei panini wurstel e cipolla. Una metafora per parlare della possibilità di costruire relazioni.
L’importante è essere coerenti con il contesto e se ci si deve ingozzare di wurstel e cipolla farlo senza poi restarne delusi perché sarebbe stata meglio l’aragosta. Alcuni usano i siti e le app di incontri per trovare il grande amore (forse la condanna dell’illusione), altri semplicemente per trovare qualcuno con cui uscire e andarci a letto. Alcuni le abbandonano dopo qualche tentativo, altri continuano a usarle, altri divengono invece degli utilizzatori intermittenti (le usano, si cancellano e dopo mesi le riusano per non trovarci niente di nuovo). Vengono usate principalmente da single, ma anche tanti sposati/e o comunque in relazioni a detta loro stabili (e da qui anche la richiesta di segretezza, e di tutti i vincoli che ne derivano). Tutto ciò segnala un’urgenza nell’aiutare le persone a trovare strumenti nuovi per poter incontrare qualcuno, abbandonando solitudini, superando difficoltà accomodate collusivamente dalle APP.

E’ un tema molto importante perché anche come psicoterapeuti siamo costantemente messi a confronto con amori o relazioni altamente complicate che nascono facilitate da questi strumenti e dove spesso il vero obiettivo appartiene più a logiche rettiliane: SESSO e davvero poco interesse a costruire relazioni. La logica è quella del veloce, dell’incontro con il minimo sforzo, del sesso concordato ancor prima di vedersi. On-demand. A volte è davvero inutile illudersi del contrario, salvo rarissime eccezioni. Le App perdono la loro funzione di facilitatori, e divengono il supermercato di esseri umani.
In altri casi le APP si rivelano un mondo dove spesso si tenta di superare una propria problematica personale (spesso disturbi di personalità o di area psicotica, sex-addiction, disturbi dell’umore, problemi con l’uso di droghe, preferenze sessuali specifiche, normative e poco armoniche).
La delusione spesso è vissuta da coloro che realmente cercano una relazione. Non a caso, in gergo, le app vengono chiamate SCOPA NETWORK. L’ultima spiaggia a volte, per chi non ha altro da offrire in termini di legame.

Approfondimento che continuerà nei prossimi giorni …

Mar
26
Filed under (Psicologia, Sessuologia Clinica, Società) by Antonio Dessì on 26-03-2016
Mar
26
Filed under (Psicologia, Sessuologia Clinica) by Antonio Dessì on 26-03-2016

Costruire una coppia inizia con comprendere che cosa ognuno porta per poter organizzare un viaggio. E’ una barca che va verso l’orizzonte, cullata dalla speranza, e l’aria di un progetto comune nei polmoni. Non mancheranno i momenti di solitudine, perché a volte si rema anche da soli, a volte assieme.Ma mai in assenza di speranza e di unione anche nella difficoltà. A volte è necessario accudimento, perché non sempre siamo in forma, e un giorno potremmo averne bisogno anche noi. Non mancherà essere scoraggiati, perché stare in coppia non ci salva nemmeno da questo. E le paure: pesano meno se si reggono in due. Credo che il principale motore sia proprio la speranza, forse la forma più autentica di amore. Senza questa ogni progetto è uno stare al porto, in attesa di partire, senza mai cambiare scenario all’orizzonte e sempre sotto lo stesso cielo.