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Certe domande sul mio lavoro …

Filed under (Psicologia) by Antonio Dessì on 21-10-2016

La mia risposta a certe domande sul mio lavoro

A volte qualcuno, incuriosito, scettico, mi pone la domanda (a volte di interesse, altre volte provocatoria):

«Ma come fai tutto il giorno a stare a sentire problemi degli altri?»

Non mi riconosco nel ruolo di chi ascolta i problemi degli altri. Non sono una pattumiera emotiva, ma mi sento più un lavoratore. Ecco, un minatore, come lo era mio nonno materno. Questi «altri» di cui le persone mi immaginano avvulso dai loro racconti, hanno tutti un nome e storie che mi appassionano e stimolano la mia curiosità. Così, quando sono felice per il mio lavoro, sono consapevole dei brutti temporali che ci sono stati, delle gelate artiche, del deserto e i suoi scorpioni, delle sabbie mobili, e tanti altri scenari. Ogni persona ne ha uno che accompagna il suo dramma e dolore. Non sono le persone lo scenario, ma la loro area di sofferenza che si è costruita. E io sono li con loro, tutto dentro quella stanza (che da anche il nome al mio blog) che ieri vi ho detto appunto di adorare. Si, adoro l’anima di quella stanza, non il pregio dei suoi dettagli. Perchè di pregio ci sono solo oggetti simbolici.

Così fuori da quelle aree di sofferenza si osserva il cambiamento. Lo vede e lo sente la persona, lo sento e lo vedo io.

La mia risposta:

«Rinunceresti mai ad osservare la bellezza di un arcobaleno?»

Un caro saluto a tutti voi e grazie per la vostra presenza. Commentate, criticate, recensite la mia pagina e il blog. Aiuterete il mio progetto a crescere, perché sarà un lavoro condiviso e orientato e non una semplice vetrina di spiegazione sintomi.

Grazie

Antonio Dessí

Il mio blog: www.antonio-dessi.blog.tiscali.it
FB: Nella stanza di uno psicologo



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