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La sindrome di Stoccolma e la dipendenza affettiva: quando si ama l’aguzzino

Filed under (Psicologia) by Antonio Dessì on 03-10-2016

Nei numerosi casi che ho seguito di dipendenza affettiva, mi sono sempre più spesso reso conto che, nonostante la forza con cui si possono rompere i vincoli relazionali e portarli alla loro elaborazione in psicoterapia, il dipendente affettivo sviluppa spesso ciò che più comunemente viene chiamato “Sindrome di Stoccolma”. Con questo termine si intende un particolare stato di dipendenza psicologica e/o affettiva che si manifesta in alcuni casi in vittime di episodi di violenza fisica, verbale o psicologica, così come nel caso della relazione disfunzionale tra personalità narcisistiche e dipendenti affettivi. Il soggetto affetto dalla Sindrome di Stoccolma, prova sentimenti positivi, di compassione, nei confronti del proprio aggressore che può spingersi fino all’amore e alla totale sottomissione volontaria, instaurando in questo modo una sorta di alleanza e solidarietà tra vittima e carnefice. In poche parole il dipendente affettivo si trova in una posizione di doppio vincolo: è libero/a perchè ha elaborato i significati della relazione, ma ha ancora difficoltà a staccarsi e si ancora su alcune emozioni coerenti con la propria organizzazione di personalità: dalla colpa, alla compassione, dalla disperazione alla rabbia. Spesso sul versante depressivo.
E’ a questo punto in psicoterapia che è necessario attuare una strategia che consenta alla persona di entrare in parti più profonde di sé, spesso traumatiche e largamente sottovalutate, e che consenta di abbandonare l’idea che il legame vada rotto, le catene spezzate, i cellulari bloccati, ma si avvii verso l’acquisizione di libertà, di consapevolezza, e di conoscenza di sé.
In psicoterapia costruttivista possiamo integrare alcuni strumenti molto efficaci, aderenti al funzionamento dell’organizzazione di personalità del dipendente, che ne sfruttano le potenzialità, e consentono una maggiore capacità di mentalizzazione. In questi casi è sempre importante che il terapeuta abbia una buona conoscenza del funzionamento del narcisista, in modo da poter aiutare la persona ad entrare nella sua logica.
Ho raccolto nel tempo tantissime storie scritte dalle persone che parlano di dipendenza affettiva e spesso iniziano davvero su un terreno di sofferenza e non di condivisione, o come slittamento da una storia all’altra. In questa sofferenza spesso si innesca una dinamica di potere molto sbilanciata (il dipendente vede spesso nel partner colui/colei che gli/le cambierà la vita), a cui il dipendente affettivo soccombe, sviluppando sintomi che vanno dal nevrotico sino a grandi psicosi, inseguimenti, perdita delle funzioni vegetative, disorientamento negli assi spazio-temporali, isolamento, accessi di ira.
Se ti sta succedendo questo, inizia a pensare che ti servirà un po’ di tempo da dedicarti. Chiedi aiuto.

Antonio Dessì
http://antonio-dessi.blog.tiscali.it
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