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Esiste una psicoterapia “giusta”?

Filed under (Argomenti vari) by Antonio Dessì on 30-09-2016

In tanti anni ormai di lavoro spesso mi sono interrogato su come valutare una psicoterapia, un processo di cambiamento. Al di la delle valutazioni anche attraverso test, a volte per poter fare ricerca, mi sono sempre più piacevolmente interrogato sulla dimensione esistenziale di un processo così complesso come quello di una psicoterapia. A volte un fortissimo retaggio culturale ci fa pensare che le psicoterapie efficaci siano quelle che durano anni, che seduta dopo seduta creano sempre più dolore e di conseguenza lavoro. Le ferite sono ferite per tutti, e tutti soffrono se vengono aperte. Alle persone basta aver dovuto chiamare uno psicologo per capirlo e non certo sentire dolore perché si viene toccati. Sulle ferite si costruisce il senso delle storie personali, e della propria identità.Mi sono così interrogato invece come costruire un “pronto soccorso psicoterapeutico”, per arginare il dolore iniziale, tamponare ferite, e a volte usare anestesia, e solo dopo consentire un lavoro. Non l’ho trovato scritto sui libri. E’ lavorando con tantissime persone e stando a contatto con il dolore psichico che sono arrivato a queste osservazioni.
Una psicoterapia efficace non si definisce sulla base del tempo cronologico, ma di quello interiore, né tantomeno sul numero di sedute, ma sulla loro percezione. Ho visto persone cambiare già in un primo ciclo di incontri cronologici, ma probabilmente saturava il tempo interiore necessario per mobilitare risorse interiori.
Un’altra credenza è che la “vera” psicoterapia è quella che ti fa rivivere il trauma, perché solo risalendo al trauma si può superare. E’ una strada.
Le psicoterapie moderne sono orientate al presente, ed è proprio in questa dimensione esistenziale che la persona porta le sue risorse, il suo tempo, la possibilità di un cambiamento concreto. Non c’è così tanto tempo da dedicare a filosofie, ma una vita da vivere il prima possibile. E’ da psicoterapeuta ne sono sempre più consapevole.
Agli psicoterapeuti è richiesta sempre più flessibilità e capacità di integrazione tra i vari modelli di psicoterapia. Lo strumento è più “chirurgico” se è ben integrato. Risulterebbe improduttivo sposare un unico modello, perché per ogni persona è importante saper confezionare un abito, a lei adatto, ma sopratutto che funzioni, e non che sia bello perché aderente alla pagina x di un trattato.
La psicoterapia ha funzionato non tanto quando è durata tante sedute, dando la parvenza di essere perfetta, ma quando la persona ha nuovamente ripreso a scegliere, decidere, vivere e riconosce il cambiamento. In questo lo psicoterapeuta è sempre importante nell’accompagnare la persona.
E quando una psicoterapia è basata su un rapporto professionale autentico, sa produrre anche un distacco altrettanto autentico, di speranza, di un’esperienza promotrice e propulsore di cambiamenti, anche quando le sedute saranno finite.

Ciò che il bruco chiama fine del mondo, il resto del mondo chiama farfalla (Lao Tzu)



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