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Perché si tende ad evitare una psicoterapia?

Filed under (Argomenti vari, Psicologia, Sessuologia Clinica) by Antonio Dessì on 06-04-2016

E’ molto frequente che  la quasi totalità delle persone intraprenda un percorso di psicoterapia solamente quando è alle strette, quando si sente in difficoltà e proprio non ce la fa più. Vengono prima provate tutte le alternative possibili e anche quando è evidente che è ora di rivolgersi ad un professionista della salute mentale si procrastina il più a lungo possibile, spesso per tutta una serie di preconcetti e paure diffuse.

In linea di massima la cosa migliore da fare sarebbe quella di rivolgersi ad un terapeuta appena la difficoltà psicologica abbia inizio, in modo da evitare inutili sofferenze e tentate soluzioni al problema che spesso possono peggiorarlo. In questo senso è molto importante che ci si renda da subito conto che su questioni così importanti come la salute mentale è bene rivolgersi a specialisti. Purtroppo molto spesso emergono fantomatiche figure d’aiuto, che d’aiuto offrono ben poco se non quello di aiutare la persona a peggiorare. Purtroppo mi rendo sempre più conto di questa triste realtà. Spesso queste figure si inseriscono nell’area dei disturbi psicosomatici, un area del disagio psichico che andrebbe invece adeguatamente trattata per evitare l’esacerbazione dei sintomi e dei significati che ruotano attorno. Inoltre molte di queste figure mischiano religione (preghiere e rosari), trattamento dei sintomi psicosomatici senza nessun criterio e francamente senza nessuna competenza. In tal senso ho visto persone spesso spendere anni in questi “trattamenti” senza affrontare i problemi psichici sprecando tempo, occasioni lavorative, rovinando relazioni e buttando soldi in scelte francamente sbagliate.

Perché le persone si comportano in tal modo? 

Inconsapevolezza del proprio problema
La prima condizione che allontana una persona dal processo di cura psicologica ha luogo quando una persona, in una situazione di sofferenza psicologica, non è consapevole del significato dei sintomi che manifesta. Nel caso dei disturbi psicosomatici per esempio è molto più semplice che la persona non riconduca ad un origine psicogena il proprio disagio.
Quando la persona non è consapevole di avere una difficoltà psicologica, cerca di individuare le origini della propria sofferenza al di fuori di sé. E molto spesso ci riesce.
In questo modo la persona individua l’origine della propria sofferenza nelle situazioni esterne che giudica come ingiuste o sfortunate. O negli altri, che giudica malvagi o trascuranti.

Insomma è sempre colpa dell’altro. Per fare qualche esempio: la persona che ha problemi a stabilire rapporti intimi e con molta probabilità soffre di un disturbo di personalità,  si dice che incontra sempre dei partner sbagliati o amici che non lo capiscono, oppure che quello è il destino e che prima o poi incontrerà la persona giusta. E’ ovviamente un’illusione. In questo senso spesso le figure di cui parlavo prima rinforzano i pensieri disfunzionali, proprio perché non sono in grado di comprendere la reale richiesta clinica della persona. Molte hanno a malapena la licenza media inferiore, molto disprezzo nei confronti dell’essere umano, problematiche psichiche irrisolte, e interesse a manipolare persone deboli (a volte inconsapevolmente), nonché spesso bisogno di soldi. In questi casi sarebbe opportuno denunciare questi casi e trovare la forza di uscirne. Spesso costruiscono legami fortissimi di dipendenza e la persona teme che perdendo quel rapporto la sua vita sarà in balia delle onde. Questo significa avere un rapporto per niente terapeutico.

Inconsapevolezza dell’importanza del problema
Questa è la situazione della persona che si rende conto di soffrire, magari prova ansia o depressione, ma che non ritiene che il suo problema sia particolarmente importante. A questo livello, la persona pensa che la sua sofferenza in fondo non sia un gran problema. Che si può andare avanti lo stesso benissimo. Stringe i denti.
Quello che succede è che la persona gestisce male la propria vita, si danneggia in mille e un modo.

 Inconsapevolezza della possibilità di risolvere il problema
Questa è la situazione di quelli che provano un disagio psicologico, soffrono, ma che reputano che il disagio psicologico, per sua natura, non possa essere affrontato e risolto. A questo livello, la persona si dice cose come: il mondo è così, tutti soffrono, la vita è dura e non ci si può fare nulla. Spesso la persona si pronuncia contro la psicoterapia. Afferma di “non crederci” pur non avendo avuto esperienze in prima persona o avendo avuto esperienze troppo brevi o con professionisti inefficaci.

Inconsapevolezza della capacità personale di affrontare il problema.
Questa è la situazione della persona che coglie di avere una difficoltà psicologica, magari soffre e si sente bloccata. Contemporaneamente si rende conto che il problema è importante e che sta minando la capacità di essere soddisfatto della propria vita. Sa inoltre che il problema può essere affrontato dagli altri, magari conosce persone che con una psicoterapia hanno risolto i propri problemi, però pensa che nel proprio caso non sia possibile affrontare il problema. La persona si dice che il proprio problema è più grave di quello degli altri. Oppure crede di avere meno capacità degli altri, meno risorse, meno volontà. Sostanzialmente è convinta di valere meno degli altri.

Preconcetti culturali in tema di psicoterapia
Le quattro posizioni di inconsapevolezza sono mantenute in essere mediante alcune convinzioni preconcette (e false) circa la psicoterapia, con cui la persona si mantiene bloccata nella propria situazione di sofferenza.

  1. La psicoterapia è per i matti. Questo potentissimo preconcetto allontana dalla psicoterapia tutti coloro che temono di essere giudicati negativamente da quanti – amici, conoscenti, colleghi, parenti – venissero a sapere che si è in psicoterapia.
    Antidoto: la psicoterapia è un percorso per persone intelligenti e coraggiose che scelgono di impegnarsi duramente per migliorare la propria vita, individuare i propri obiettivi e raggiungerli: c’è da essere orgogliosi di essere in terapia!
  2. La psicoterapia è una cosa da ricchiQuesto preconcetto allontana molte persone che pensano che rivolgersi ad uno psicologo significhi aggiungere al proprio disagio il problema di spendere un mucchio di soldi.
    Antidoto: la psicoterapia può non essere cara come si immagina. Si può sempre provare a contattare un professionista e chiedere. Spesso poi gli psicologi – me compreso – offrono un primo incontro gratuito di conoscenza e orientamento, dove patteggiare le condizioni economiche.
    Antidodo 2: la spesa di una psicoterapia oggi, permette di salvare grandi somme di denaro domani, prevenendo dal fare scelte sbagliate (un divorzio che si può evitare, anni di studio presso una facoltà universitaria inadatta, etc.) o aiutando a fare e a perseguire le scelte giuste. La psicoterapia è un investimento economico su di sé.
  3. Voglio farcela da solo. Questo preconcetto fa leva sul senso di orgoglio delle persone, ma di fatto le limita dall’usare tutti gli strumenti a disposizione.
    Antidoto: il terapeuta è lì per aiutare la persona a trovare da sé le proprie soluzioni creative. Non influenza, non dice cosa fare. Accompagna la persona nel viaggio dentro di sé e la aiuta a fare da sé. E’ come quando si va in palestra e ci si fa accompagnare da un personal trainer, questi non aiuterà la persona a sollevare i suoi pesi, ma contribuirà a creare la migliore situazione – mediante consigli, informazioni, supporto – affinché la persona possa fare da sé ed allenarsi al proprio meglio.
  4. Paura di ricevere un lavaggio del cervello. Questo preconcetto influenza le persone che hanno paura di essere manipolate. Magari sentono di essere sempre state sfruttate dagli altri e l’ultima cosa che vorrebbero è trovarsi davanti ad uno psicoterapeuta che le manipoli e le sfrutti.
    Antidoto: lo psicoterapeuta è un professionista che si è formato con un duro e lungo percorso di studi, è iscritto all’albo di un Ordine professionale ed è obbligato a conformarsi al codice deontologico dell’Ordine e alla normativa vigente. Se ci si sente sfruttati e si dubita della professionalità del terapeuta, è possibile rivolgersi all’Ordine professionale di competenza ed effettuare le verifiche necessarie.
  5. Paura di aprirsi con uno sconosciuto. Questo preconcetto frena le persone che immaginano di subire dei danni se si permettono di aprirsi con una persona che non conoscono.
    Antidoto: il terapeuta è lì per aiutare ed è tenuto al segreto professionale. Ciò che viene raccontato nello studio dello psicoterapeuta non esce di lì.
    Antidoto 2: potrebbe essere che la persona abbia un problema di intimità: si vergogna a svelarsi con gli altri. In questo caso la psicoterapia rappresenta il luogo protetto, la palestra dove cominciare, con i propri tempi, ad imparare ad aprirsi all’altro.
  6. Lo psicoterapeuta ascolta la gente solo per fare soldi. Questo preconcetto allontana le persone che pensano che aprirsi e confidarsi con un’altra persona debba essere fatto solo in una situazione di gratuità.
    Antidoto: i soldi rappresentano la remunerazione di un professionista che utilizza le proprie conoscenze e le proprie esperienze per aiutare la persona a conoscersi meglio, crescere e risolvere le proprie difficoltà psicologiche.

Vantaggi secondari della malattia
I preconcetti verso la cura psicologica possono allora essere rinforzati dal fatto che in fondo la persona non ha interesse a guarire: i vantaggi che ha nell’assumere il ruolo di persona sofferente sono tali che in fondo la persona preferisce rimanere nella sua condizione di difficoltà psicologica – e di potere nei confronti degli altri!

Ignoranza
I preconcetti culturali in tema di psicoterapia sono a propria volta nutriti dall’ignoranza su come funziona la psicoterapia, a cosa serve e quando è utile. Queste informazioni non sono diffuse nella nostra società. D’altra parte i film, la televisione e la letteratura hanno spesso contribuito a mantenere questa condizione di ignoranza oppure a diffondere preconcetti e mistificazioni in tema di psicologia e psicoterapia. E neanche i medici di base, che in genere rappresentano il primo contatto delle persone con la cura della propria salute, spesso non sono informati circa la natura e le potenzialità dell’intervento psicoterapeutico. Così accade che spesso il medico di base non sappia riconoscere una difficoltà psicologica, o, quando la riconosce, non sappia come gestirla e a chi rivolgersi per affrontarla.



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