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La fine di un amore: attraversare il dolore

Filed under (Psicologia) by Antonio Dessì on 18-03-2015

Non è certamente una questione legata alla durata o alla tipologia, ma quando una relazione amorosa volge a termine è il momento inevitabile per prepararsi al distacco e di conseguenza ad attraversare il dolore. Gli esseri umani spesso hanno la tendenza ad evitare questi momenti, trovando dei compromessi che da un punto di vista logico potrebbero sembrare geniali, come per esempio “restiamo amici“, “ci vediamo ogni tanto per un cinema“, ma in realtà tutto questo, per quanto possa sembrare tremendamente banale, affonda le proprie radici sulla modalità di attaccamento della persona e la sua incapacità a separarsi, o comunque un bisogno affettivo profondo che un partner non può e dovrebbe saturare. Per esempio, le persone con attaccamenti insicuri tenderanno a mantenere la storia in un limbo di torture, con sospensioni momentanee, riavvicinamenti, insomma il solito yo-yo dove spesso si sviluppano sintomi ansiosi e depressivi per il partner che accetta nella speranza futura d’amore e che rappresentano il compromesso davanti ad una difficoltà di separarsi realmente. Chi ha uno stile di attaccamento più sicuro invece riesce a separarsi perché non evita e sa gestire la condizione di dolore, inevitabile, per poter poi riprendere in mano la propria vita. Nelle storie d’amore è importante considerare in qui ed ora e non il la ed allora, incerto e fonte di sofferenza ed illusione.

Sopratutto davanti a relazioni altamente disfunzionali e asimmetriche è molto frequente che il partner più vulnerabile accetti qualsiasi compromesso pur di restare attaccato a briciole d’amore. La consapevolezza di sé dovrebbe restituire un faro nella nebbia e far riconoscere quanto potrebbe essere dannosa per la propria vita una condizione di quel genere. Non è infrequente sentire i racconti di storie davvero dolorose dove al di la di un amore alla deriva la tortura continua. In tempi moderni tutto questo è amplificato anche dai mezzi di comunicazione, come i social network, whatsapp ecc… che mantengono sempre una finestra aperta su quell’amore “finito” e ne impediscono la reale elaborazione.

L’elaborazione di una storia consente alla persona di poter riflettere su di sé, su come si è sentita in quella relazione, su come l’hanno fatta sentire, e se veramente è ciò che merita o se può chiedere qualcosa di diverso alla prossima relazione che avrà. Ogni storia insegna sempre qualcosa, e non è mai stata inutile.

In questo senso, anche nella mia pratica con le coppie, l’elemento principale per poter condurre un lavoro assieme è sicuramente quello che si basa sulla condivisione di un sentimento comune. E’ la presenza di amore e desiderio di vicinanza che consente la possibilità di poter lavorare assieme. Se questo manca, non possiamo parlare di una coppia, ma di sentimenti individuali legati al vissuto personale di perdita, e di ritorno alle questioni sull’attaccamento.

La rottura della relazione porta con sé dolore psichico per entrambi i membri della coppia, ed è di fatto un vero e proprio trauma. In questo senso, quasi sempre questo succede quando i nodi che emergono nella relazione non sono compensabili in uno o in entrambi i partner. Spesso succede che le coppie che in terapia non riescono a far fronte alla crisi, abbiano in realtà un corollario di questioni individuali irrisolte che non consentono un accomodamento di coppia e la costruzione di un Noi. Il perseguire su una relazione così disfunzionale e la non accettazione di un amore alla deriva porta inevitabilmente al progredire di una sintomatologia psicologica che può andare dai disturbi d’ansia, alle dipendenze sessuali, dai disturbi depressivi all’abuso di sostanze o oltre dipendenze. Nel caso peggiore la strutturazione di un ciclo di dipendenza affettiva che ingoia i due in un mare di dannazione.

Non tutti hanno bisogno di un aiuto professionale per poter affrontare la crisi della fine di una storia d’amore, sopratutto in quelle persone che hanno la capacità di restituire un senso all’esperienza vissuta con la persona che si è scelta e che ora non è più presente nella propria vita. In realtà, sia da soli, sia con l’aiuto di uno psicoterapeuta se non riesce a far fronte all’elaborazione della perdita, la conclusione della storia consegna alla persona delle linee importanti sulla propria evoluzione futura.

Abbandonare presto la polarizzazione su ciò che uno ha fatto e su ciò che uno non ha fatto è un momento cruciale, perché consente di osservare con un occhio terzo la coppia come un sistema e vedere in che modo funzionava. Evitare di raccontare ad amici e parenti di continuo cosa è successo, perché nessuno, oltre i due protagonisti conoscono meglio la storia di chiunque. Per non essere invasi dalla rabbia nei confronti dell’altro è importante non perdere mai la capacità di vedere la bontà in ciò che l’altro ha fatto, e se ci sono stati dei limiti, riconoscere che quella persona non poteva dare di più di quello che ha dato e che sicuramente ha fatto il massimo. Spostandovi dalla polarizzazione sull’altro, ritornate su di voi, ed è questo il momento in cui potrete sentire il peso di una vita che cambia. Prima c’era lui/lei, ora non c’è più. Ma la vita, al di là delle storie d’amore, è un continuo attaccarci e distaccarci da qualcosa. E in questo è importante diventare sempre più esperti.

La scelta di interrompere una storia non può mai essere una scelta che si prende assieme, perchè ognuno ha i suoi motivi personali e i suoi vantaggi nel mantenere la relazione, a seconda della propria organizzazione di senso, il modo con cui ogni individuo organizza tutte le possibili tonalità del proprio dominio emotivo in una configurazione unitaria in grado di fornirgli una percezione stabile e definita di sé e del mondo. Una configurazione unitaria di schemi interpersonali, perché dalle relazioni interpersonali ha la sua origine, e che comprende tutti gli aspetti sensoriali, affettivi, motori e neurofisiologici sui quali si basa il senso di continuità, di permanenza e unità di sé e della realtà. In altre parole, il concetto di organizzazione di significato personale si riferisce a come l’individuo organizza le perturbazioni che nascono dal suo ambiente intersoggettivo e le trasforma in informazioni significative per il suo ordine interno dentro una cornice di coerenza.

Se è vero tutto questo, il vostro/a ex-partner potrebbe proporvi una soluzione che è in linea con la propria organizzazione di senso, ma questo non significa che lo sia per voi e per il vostro benessere.

Evitate le scenate hollywodiane di restituire regali o doni al vostro partner, perché questo sarebbe semplicemente un volerlo/a punire. Cercate di amare anche nel lasciare una persona.  Non perdete tempo. Appena siete soli/e iniziate a procurarvi una scatola capiente, e iniziate a mettere dentro tutti i ricordi, le lettere, le fotografie, i cd delle vostre canzoni, i regali ricevuti. Non tenete niente addosso che vi ricordi quell’amore. Questo processo è necessario per accelerare l’adattamento alla realtà e sopratutto per evitare che nella distanza si possa verificare un processo di distorsione rispetto al/alla partner, attraverso un processo di memoria selettiva che estrae solo le parti più romantiche della storia appena conclusa. La storia va vista per intero, e se osservate gli oggetti probabilmente vi polarizzerete su quel momento (che probabilmente è stato romantico) ma non è l’unico della storia.

Prima o poi quegli oggetti potranno essere riutilizzati e ricordati per quelli che realmente sono: un momento importante della vostra storia affettiva, e forse, se ne sarete capaci, uno snodo verso il cambiamento. Ma inizialmente fungono da colla, e vi tengono ancorati come topi sul vischio.

Credo che una delle cose più importanti, per quanto più dolorose dei regali o doni, sia quello di chiudere ogni tipo di comunicazione con l’ex partner. Bloccate l’account facebook, whatsapp e telefonate in ingresso. Prima di farlo dovete essere certi/e che tutto sia stato detto. Scrivete una lettera a voi stessi, sui motivi che vi spingono a voler chiudere questa storia e riassumete tutto in una frase da appendere sul letto con un post-it. E un secondo post-it con scritto: “Addio ….” e il nome della/del vostro amato. Quando sarete pronti/e riuscirete a toglierlo.

 Prima di andare via consegnate una lettera anche al vostro partner. Non punitiva per tutto ciò che non ha fatto, ma di quello che siete voi e che sino ad allora avete potuto fare.

A questo punto attraversate il dolore. Cercate luoghi nuovi e non quelli che avete sempre frequentato. Ascoltate la musica che volete, cercate una canzone che vi ricordi quel momento e ascoltatela tutte le volte che volete. Ascoltate il dolore e chiedetegli per cosa state soffrendo, quale aspettativa si è rotta come il cristallo che cade a terra, e cosa vi ha deluso.

Quando siete pronti/e cercate un fotogramma della persona che avete lasciato, e nel bene e nel male, raccontatevi cosa vi aiutato a capire di voi.

Ora siete pronti per il futuro. Cosa dovrebbe avere una relazione nuova di diverso rispetto alla precedente? Quali sono i bisogni più importanti che non sono stati appagati? Questa esperienza consentirà di comportarmi diversamente nella nuova relazione che ci sarà? Quali caratteristiche dovrà avere il nuovo/a partner?

Ricordate che a volte si soffre perché non si accetta che l’altro sia esattamente quello che è. Può piacere sotto tanti aspetti, ma a volte vorremmo che avesse qualcosa che ci manca e di cui abbiamo bisogno. Non si può spezzare un’immagine e sperare che l’altro inserisca quella caratteristica. Amare è anche accettare l’altro per quello che è e lasciarlo/a.



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Reuben on 18 Marzo, 2015 at 13:35 #
    

Devo dire che leggendo l’articolo concordo con alcune cose scritte… Però, anche se tenderei a reagire come Checco Zalone di fronte ad uno psicologo delle volte, farò uno sforzo… In passato ho seguito gli studi, quasi per intero, di una persona che ora è psicologa… Dire cosa abbia da insegnare od in cosa può essere d’aiuto agli altri…è una domanda ad oggi senza risposta…eppure esercita…
Forse l’articolo l’ho letto come una risposta ai miei, forse sbaglio e non è così…e quindi mi scuso in anticipo… Però…nella normalità del distacco, del tutto cambia…ci sono delle fasi intermedie…che non necessariamente portano ad un distacco. Questa non è per forza mancata accettazione…perché io diffiderei di una persona che mette in pratica quello che ho letto qui sopra appena succedono certe cose…ed anche di chi immediatamente le consiglia… Dire se questa sia una situazione di quelle (gravi?) non lo so…lo dirà il futuro…ma come ho sempre fatto credo mi ci adatterò. Però alcune cose scritte mi fanno dire che ci si è fermato ai libri…che si sta osservando una scatola dall’esterno senza aprirla…o che semplicemente si sta facendo di “tutta un erba un fascio”.


sabina on 18 Marzo, 2015 at 14:17 #
    

Tutto giusto quanto riportato sull’attraversare un dolore dopo la fine dell’amore, ma quando una storia si interrompe da un giorno all’altro senza una minima spiegazione..esattamente come se l’altro fosse morto, non è normale e ancora più difficile capirne le motivazioni. Nessuna avvisaglia, disponibilità completa, progettualità…e ti ritrovi con tutte le porte chiuse!! alla domanda: “mi devo ritenere libera o impegnata?”..niente di niente…cosa si deve pensare? cercare di trovare ancora del buono in una persona del genere?


Antonio Dessì on 18 Marzo, 2015 at 14:58 #
    

Capisco ciò che scrive e rispetto il suo pensiero. Il mio intento, al di la dei libri che le parlerebbero delle fasi di elaborazione del lutto, e’ quello di stimolare la riflessione sulla fine di un amore e il distacco dalla persona che non si ama più o non ci ama, come opportunità di riflessione e crescita interiore. E pertanto, in questo senso si può amare anche lasciando e amando prima di tutto se stessi.
La ringrazio per la sua attenzione e commento, e se vuole torni a leggere sul mio blog.
Antonio Dessi


Antonio Dessì on 18 Marzo, 2015 at 16:52 #
    

Gentile Sabina,
Ha ragione, c’è dell’inspiegabile nelle relazioni che crollano all’improvviso e questo può minare la fiducia nella possibilità di costruirne una nuova in futuro. Nei limiti di questo mezzo, mi permetto di osservare che le sue domande sono tutte orientate a capire il perché. E questo non aiuta, se comprendiamo che la relazione e’ un gioco di cooperazione. Pertanto sin dall’inizio della relazione si può comprendere quanto si può cooperare assieme. Questo significa che la riflessione può includere per esempio il come si è scelto il partner e che in relazioni future si può prestare maggiormente attenzione ha chi ha interesse come lei a non far crollare la torre. E in questo senso, non basta l impegno di uno, ma si fa in due.
Un saluto e grazie per la sua visita
Antonio Dessi