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Arrendersi? Mai – La resilienza

Filed under (Argomenti vari, Argomenti vari, Psicologia, Società) by Antonio Dessì on 24-02-2015

Le anime più forti sono quelle temprate dalla sofferenza. I caratteri più solidi sono cosparsi di cicatrici  (Kahlil Gibran)

Quando si sente dire “quella persona, nonostante tutte le difficoltà riesce ad affrontare bene la sua vita” parliamo di un evento naturale che riguarda l’essere umano e che potremmo definire come una riserva naturale alla quale attingere nei momenti di maggiore difficoltà. Il termine più precisamente utilizzato in ambito psicologico è quello di resilienza. In realtà non è un’invenzione della psicologia, in quanto è un termine che viene utilizzato trasversalmente in natura per descrivere la caratteristica di resistenza da parte di un oggetto a forze che vengono applicate. E’ nell’ambito della metallurgia che resilienza indica il contrario di fragilità quando si parla delle caratteristiche di un metallo.  Etimologicamente resilienza viene fatta risalire dal latino “resalio” ed è stato proposto un suggestivo collegamento tra questo significato originario, che connota anche il gesto di risalire sull’imbarcazione capovolta dalla forza del mare e l’attuale utilizzo in ambito psicologico. Entrambe le declinazioni indicano in generale l’andare avanti senza arrendersi, nonostante le avversità.

Ci sono eventi nella vita di tutti gli individui che inevitabilmente sono destabilizzanti, pensiamo alla morte di una persona cara, pensiamo ad un periodo di sofferenza dovuta ad una patologia organica, pensiamo alla sofferenza di un individuo che soffre di un disagio psicologico, ma anche di un disturbo ormai cronicizzato. Ma la lista può essere molto più lunga, ed ognuno di voi che legge può trovare quell’area di sofferenza che, in un determinato periodo della vita o ancora oggi, mettono a dura prova l’equilibrio psicologico. In quei momenti ci sono degli aspetti che vengono a mancare che favoriscono un volo in picchiata verso il basso.

La sensazione di persone che in quel momento della loro vita hanno un basso livello di resilienza, anche se in realtà mi piace parlare più di adattamento, perché le persone non sono metalli freddi che non pensano, e in ogni caso utilizzo questo termine solo perché viene largamente utilizzato. In realtà mi piace poco, ed è freddo quanto il metallo. In primo luogo perché nessuno è un metallo che da solo può far fronte ad un urto, ma non potendoci svincolare da un mondo intersoggettivo, nei momenti di crisi utilizziamo tutto quello che abbiamo. Non è questione di essere Superman e superare o essere amebe se non si supera. E’ la capacità di costruirsi da prima una buona capacità di contenimento, tra questa anche sociale e di rete di sostegno.

Inquietudine, incertezza, e certamente la sensazione di andare a pezzi sono delle emozioni molto frequenti e che sono proporzionali a quanto la persona capisce di avere bisogno di aiuto e non solo  da uno psicoterapeuta, anche se questa relazione garantisce alla persona la possibilità di lavorare sulla propria resilienza.

Spesso persone che per questioni legate alla personalità, per problematiche psicologiche già attive prima degli “urti” vivono la loro condizione di crisi in solitudine peggiorano la loro condizione e sviluppano altre problematiche collaterali.  Uno degli aspetti più frequenti è quello di vedere tutto un po’ nebuloso, ed allo stesso tempo si ha una percezione del tempo allineato con il proprio stato d’animo.

Contrariamante, davanti alla crisi troviamo delle persone che si adattano più velocemente di altre, ma non perché siano fatte di ferro, ma perché soddisfano la presenza di alcuni criteri che sono stati osservati nelle persone più resilienti. Infatti se alcuni materiali hanno la proprietà di conservare la propria struttura o riacquistare la forma originaria dopo essere stati sottoposti a schiacciamento o deformazione, le persone possono far fronte agli eventi stressanti o traumatici e riorganizzare la loro vita in maniera positiva dinanzi le difficoltà.

Come si evince da questo confronto con i metalli, in realtà non si tratta semplicemente di “resistere“. L’urto inevitabilmente comporta una modificazione nella vita delle persone, ma il processo di resilienza è quello che vede anche la capacità di ricostruire la propria narrazione di vita e trovare delle chiavi di lettura per l’esperienza vissuta. In questo senso il lavoro con uno psicoterapeuta è importante sopratutto per quanto concerne la possibilità di aiutare la persona a re-inserire quella sequenza di vita, rielaborata, nella propria narrazione, nella propria storia.

Sicuramente ad ognuno di voi sarà capitato di assistere alla crisi di qualcuno a voi caro, e non è infrequente  sentire frasi del tipo “Io al suo posto non ci sarei riuscito“.  In questo senso le caratteristiche di personalità, gli apprendimenti, e la capacità e non sicuramente in maniera minore la modalità di elaborare l’esperienza sono elementi che favoriscono una maggiore o minore integrazione nella memoria.  Una volta elaborata l’esperienza può diventare qualcosa di cui parlare, da riaprire e rivedere, ma che certamente, una volta superata, non può più schiacciare. Questo non è possibile quando l’esperienza si sta vivendo. Serve del tempo e quando non si riesce da soli, accettare di essere aiutati.

Per alcune persone le esperienze negative diventano la loro ricchezza, e queste sono delle persone che riescono ad adattarsi più facilmente rispetto ad altre, per le quali il processo rimane cristallizzato ad una fase di disperazione, di smarrimento, di perdita di senso, e di incapacità di elaborazione positiva.

A determinare la capacità di resilienza, come detto precedentemente, contribuiscono tanti fattori, tra questi la presenza di persone che, all’esterno della propria famiglia, possano rappresentare una buona rete d’appoggio solidale e di affetto. Questo elemento non è secondario, in quanto come detto in precedenza le persone non sono metalli, e un clima di amore e di fiducia è fondamentale all’accrescimento del livello di resilienza per quell’esperienza che si sta vivendo. La persona potrebbe anche decidere di isolarsi un po’, però se la rete di sostegno è una vera rete di “persone alleate”, il soggetto ha comunque modo di sentirsi protetto, sostenuto, accolto, al di là di eventuali aiuti concreti e reali a seconda della situazione che si sta vivendo. Paradossalmente, il soggetto sceglierà più l’affetto e il sostegno piuttosto che aiuti di altro tipo.

Una componente sicuramente fondamentale nel soggetto più resiliente è la presenza del pensiero positivo, ed in generale la tendenza a dirsi che dopotutto anche quell’esperienza l’aiuterà a capire delle cose di sè, a vivere una dimensione per un periodo della sua vita diversa da altri momenti già vissuti.

Sentimenti di stima di sé proteggono il soggetto da sentimenti depressivi, di svalutazione ed in generale consente di rimanere “attivi“, condurre ugualmente la propria vita. Anzi, paradossalmente sono proprio l’emergere di quei sentimenti che consentono ad un soggetto maggiormente resiliente a reagire e riprendere ad investire su di sé, a non mollare.

Hardiness. E’ un tratto di personalità che comprende alcune dimensioni, tra le quali:

  • La certezza di essere in grado di poter controllare l’ambiente circostante attraverso le proprie risorse personali;
  • Mantenimento di obiettivi
  • Visione dei cambiamenti come incentivi e opportunità di crescita
  • Capacità di sostituire con emozioni positive i propri pianti o lamenti
  • Capacità di costruire una rete di supporto sociale che possa sostenere nei momenti difficili. Come disse il mio Maestro: “Da soli non si va da nessuna parte“.
Le capacità per essere più resilienti possono essere apprese, e sicuramente la psicoterapia è uno strumento molto utile sopratutto per persone che si sentono schiacciate dagli eventi, che non sanno dove “sbattere la testa“, che sentono un forte senso di perdita, che vivono ogni giorno come un “puzzle umano ambulante“. Non si tratta di una gravità oggettiva dell’evento, perché per ogni persona esiste una scala di valutazione del tutto soggettiva.
La resilienza pertanto è una forma di adattamento che non è presente naturalmente negli individui come invece in alcune tipologie di metallo, ma può essere sviluppata.
Diventare più resilienti non significa non vivere più le difficoltà della vita e non significa nemmeno essere infallibili. Diventa resiliente chi impara dagli errori, chi utilizza l’esperienza vissuta per crescere sempre di più, chi non si lascia invadere dal cancro di un evento, chi davanti a ciò che vive non lancia in mare la sua bussola, chi accetta di poter correggere il proprio viaggio e dirigersi verso nuovi luoghi inesplorati e fonte di crescita di se.


5 commenti già pubblicati, aggiungi il tuo!

Corrado on 18 Marzo, 2014 at 20:47 #
    

Questione interessante questa della resilienza… Mi scontro con essa quotidianamente, anzi, è proprio al risveglio o prima di prendere sonno che i miei pensieri tendono più facilmente a fare un bilancio della mia vita e a fare i conti con quella che Lei chiama Resilienza. Mi è utile quando Lei dice che la resilienza non è innata nè significa essere infallibili. Ma che essa può essere sviluppata… Lo spero, pensare che il quotidiano senso di smarrimento possa essere trasformato in risorsa mi incoraggia! La ringrazio per “l’iniezione” di fiducia che mi da con questo articolo e con il suo lavoro.


Riccardo on 18 Marzo, 2014 at 23:33 #
    

Come sempre i tuo articoli sono molto profondi e illuminanti. Illuminanti nel senso che portano ad una riflessione, che puntano la luce laddove c’era il buio. I miei più sinceri complimenti. Riccardo


silvia on 3 Marzo, 2015 at 17:16 #
    

E’ MOLTO BELLO QUELLO CHE SCRIVE E PROFONDO SOLO CHE LA NOSTRA FAMIGLIA è SOLA E NON HA UNA RETE ESTERNA DI AFFETTI CHE CI PUò AIUTARE AD ESSERE PIù RESILIENTI. qUESTO CI INDEBOLISCE. sILVIA


Crocetta De Marco on 3 Marzo, 2015 at 19:13 #
    

Articolo interessante che chiarisce bene le idee sulla forza morale che ci può aiutare a superare le difficoltà che la vita ci presenta, facendo leva spesso solo su noi stessi. Condivido il concetto del tratto di personalità capace di sviluppare pensieri positivi da esperienze anche negative, lei lo chiama HARDINESS, ed è in tutto ciò che io mi ritrovo, per aver fatto un percorso sempre e solo contando su me stessa. Chi altri può aiutare a risalire la china( metafora che spiega la resilienza ) se non l’individuo stesso che affronta il disagio?


milena on 4 Marzo, 2015 at 10:37 #
    

Grazie per qs momento di approfondimento. Conoscevo la resistenza del metallo e non il "resalio" latino.
Concordo con lei che lavorare su qs capacita’ e’ un viaggio fonte di crescita di se. Mi permetto di aggiungere: un viaggio meraviglioso e unico per ciascuno di noi.
Buona Vita.milena