Giu
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Filed under (Argomenti vari) by Antonio Dessì on 28-06-2013
Spesso i partner attribuiscono alle partners ”la colpa” del fallimento dell’intesa sessuale, oppure alcune donne utilizzano la scusa più diffusa per sottrarsi ai “compiti” coniugali. Altre riescono a soddisfare i loro partners ma vivono costantemente un’apatia sessuale. E’ il disturbo da desiderio sessuale ipoattivo ,un campanello d’allarme che spesso indica assenza di intimità e comunicazione di coppia.
Il disturbo da desiderio sessuale ipoattivo si manifesta come carenza (o assenza) di fantasie sessuali e desiderio di attività sessuale che può essere permanente o acquisito, generalizzato (globale) o situazionale (partner-specifico). Si manifesta nel 20% delle donne e nel 10% degli uomini.

Carlo e Sandra sono sposati da circa 10 anni. Durante i due anni di fidanzamento e i primi anni di matrimonio la loro intesa sessuale era per loro soddisfacente. Sandra da tre anni avverte un forte calo del desiderio sessuale che si è presentato in maniera più insidiosa dopo il parto. Da allora i rapporti sessuali con il partner sono diventati quasi un obbligo. 
Giovanna ha 43 anni e da due anni riferisce di soffrire di calo del desiderio sessuale. Negli ultimi due mesi la situazione è peggiorata e arriva a consultazione sessuologica riferendo che la sua libido è completamente azzerata e questo sta causando delle accese discussioni con il suo partner. 
Il desiderio sessuale e la sua valutazione rappresenta una dimensione della sessualità di difficile definizione sul piano oggettivo e la sintomatologia sul piano sessuale spesso è solo il campanello d’allarme di una situazione individuale o relazionale di coppia molto più articolata. La sessualità e l’intimità si costituiscono e prendono forma dagli aspetti relazionali della vita di coppia e rappresentano un buon indicatore del benessere percepito dai due partners. Sessualità e intimità sono strettamente legate tra loro e ognuna completa e arricchisce l’altra.
Matteo richiede una consulenza sessuologica perchè da diversi mesi sta sperimentando problematiche di erezione non causate da danno biologico o da utilizzo di farmaci. Il sintomo sessuale che sta sperimentando si avvia verso la strada della comprensione nel momento in cui lo si è inserito all’interno di una dinamica sessuale di coppia caratterizzata da freddezza emotiva, rapporti meccanici, nessuna initimità e assenza di comunicazione. 
Spesso il calo del desiderio è solo lo sfondo di una relazione di coppia che chiede dei cambiamenti.
Un calo del desiderio è spesso il terreno fertile per lo sviluppo di disfunzioni sessuali individuali in uno dei partner. Il rapporto sessuale così si riduce ad una spirale di fallimenti, di situazioni meccaniche, di manovre acrobatiche che aumentano l’ansia e il clima anaffettivo in cui si manifesta lo scambio sessuale. Ogni fallimento rappresenta un mattoncino in più nel muro che divide i due partners. Lo scambio comunicativo sul piano sessuale si esprime attraverso il sintomo ed impedisce lo scambio di emozioni, affettività, comunicazione evidenziando spesso la pervasività della distanza emotiva e relazionale del momento esistenziale di una coppia. 
E’ frequente, per motivi culturali, che molti uomini attribuiscono la colpa di rapporti sessuali insoddisfacenti alle loro partners. Le motivazioni sono tra le più svariate:
Non prova piacere“, “Non so più come stimolarla“, “Dice di avere sempre mal di testa“, “Cosa devo fare per farla eccitare?“, “Dottore, ma se spingo più in fondo troverò il punto G e risolverà questo problema?“.
Questi quesiti rappresentano l’esito dell’incontro di diverse dimensioni dell’esperienza sessuale umana. Infatti il desiderio maschile, in assenza di patologie organiche, appare più intenso anche in relazione ai livelli più alti di testosterone. Le donne sembrerebbero più vulnerabili all’effetto dei fattori relazionali e correlati al contesto. E’ molto frequente che la risposta sessuale femminile si attivi per ragioni diverse dal desiderio sessuale e in accordo con le più recenti teorizzazioni sulla risposta sessuale femminile (Basson et al., 2004-2006). Una maggiore sensibilità dei partners è necessaria per avviarsi alla comprensione della diversità tra la risposta sessuale femminile e quella maschile.
Creme ritardanti, pasticche per il desiderio, tisane al peperoncino, fungo magico della virilità - dono che tanti italiani si sono fatti nelle feste natalizie appena trascorse -  spesso sono solo dei tentativi acrobatici, esperimenti perfetti di una sessualità ridotta alla stregua di un laboratorio chimico-farmaceutico.
Molti studi psicologici sulla vita sessuale della coppia e delle sue disfunzioni hanno messo in evidenza che in un rapporto coniugale, o in una relazione affettiva importante, la sessualità e l’intimità sono strettamente correlate con i livelli qualitativi relazionali percepiti dai partners.
L’intimità sessuale è la capacità di aprire sé stessi attraverso il sesso. Le persone che possono permettere agli altri di conoscerli possiedono un potenziale maggiore per esperienze sessuali profonde e appaganti.
Il trattamento sessuologico per il disturbo del desiderio pone molta attenzione alla fase diagnostica. Spesso è il paziente con il basso desiderio, sotto pressione del partner, a rivolgersi ad uno specialista della salute sessuale. L’iter diagnostico sessuologico prevede, ove possibile, una consulenza con il partner e una consulenza di coppia prima della proposta di un programma terapeutico: l’esperienza di chi soffre del disturbo (molto più frequentemente donne) e di chi se ne lamenta, si influenzano vicendevolmente e contribuiscono al mantenimento del disturbo stesso e all’insorgere di disfunzioni sessuali nel partner precedentemente asintomatico dal punto di vista sessuale. Il trattamento di coppia permette di esplorare i pensieri, i sentimenti e i significati che interferiscono con una soddisfacente relazione sessuale. Le problematiche sessuali diventano un’opportunità per affrontare i nodi relazionali ed emotivi della coppia e di ognuno di partner e per ricominciare a crescere come individui e come coppia.
Giu
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Filed under (Argomenti vari) by Antonio Dessì on 20-06-2013
La decisione di rivolgersi ad un professionista del disagio psicologico e sessuale è, per molte persone, una scelta difficile da prendere  nonostante la presenza di sintomi importanti, talvolta anche da anni, nella vita di chi ne soffre.  Perchè succede?



La chiamo paura delle parole,  un sentimento parecchio diffuso che si accompagna spesso alla sfiducia nella cosiddetta talking cure, ossia la cura che avviene attraverso la relazione e l’utilizzo degli strumenti della comunicazione. Sembra quasi impossibile pensare che sintomi come un attacco di panico, l’eiaculazione precoce, i sintomi depressivi in menopausa e tanti altri possano avviarsi verso il loro depotenziamento e risoluzione attraverso una terapia psicologica.

Allo scetticismo si affianca la preferenza per la sicurezza che ne deriva dall’avere in mano una ricetta medica e recarsi in farmacia a comprare la “pillola” che farà scomparire depressioni e attacchi di panico, umor nero e paura di vivere…. e forse pure i problemi sessuali di coppia. Questi atteggiamenti spesso sono l’esito di retaggi culturali - ricchi di palliativi - che ancora considerano gli specialisti della mente come strizzaccervelli o medici dei pazzi (in genere dipinti come ancora più matti dei loro clienti).
Carlo, 24 anni, soffriva da circa due anni di aneiaculazione senza orgasmo, ovvero una condizione patologica caratterizzata dall’assenza di eiaculazione. Dopo aver escluso l’eziologia medica, in seguito a terapia psicosessuologica Carlo scoprì che il suo sintomo, l’assenza di eiaculazione, poteva essere interpretata come una resistenza alla paternità da un lato, e alla paura della sua aggressività dall’altro.
Giovanni, 32 anni e Francesca, 28 anni sono sposati da 5 anni e non hanno figli. La loro vita sessuale, prima del matrimonio (4 anni) e sino a due anni dopo dal matrimonio era stata completa e soddisfacente.Francesca, dopo due anni di matrimonio ha cominciato ad accusare una certa forma di vaginismo, undisturbo sessuale che consiste in una contrazione riflessa e involontaria dei muscoli del perineo, della vulva, dell’orifizio vaginale tale da impedire la penetrazione durante il coito e spesso anche durante l’esame ginecologico. Negli ultimi tre anni il desiderio sessuale di entrambi si è ridotto sino a scomparire. La coppia non ha rapporti sessuali da circa due anni e mezzo.
Giovanni ha vissuto il vaginismo di Francesca come un rifiuto verso sè stesso come uomo. Le cause dei problemi nella sfera sessuale di questa coppia riflettono l’interrelazione di dinamiche di coppia, il problema di avere dei figli e diventare genitori, problematiche individuali di Francesca, espresse dal suo vaginismo, e da Giovanni a livello di identità e funzione paterna. In seguito a terapia psicosessuologica il desiderio ricomparve e l’attività sessuale fu ripresa con discreta frequenza e soddisfazione per la coppia.
Carlo, Giovanni e Francesca sono solo un esempio di persone che hanno deciso di capire il significato dei loro sintomi. L’aneiaculazione senza orgasmo, il vaginismo e il disturbo di desiderio che ha travolto la coppia e contribuito all’emergere di problematiche individuali, rappresentano il segnale di una situazione ormai diventata incontrollabile e che, con le forze rimaste, urla a Giovanni, Francesca, Carlo:
“E’ necessario cambiare!”
Nel caso dei disturbi della sfera sessuale individuale e di coppia, il sessuologo aiuta il paziente a capire che il sintomo sessuale contiene spesso una richiesta di cambiamento, individuale o di coppia, o un messaggio indispensabile per il percorso evolutivo di chi ne soffre.
Andare dal sessuologo è l’inizio di un percorso di crescita volto ad imparare a leggere e decifrare i messaggi del corpo (i sintomi sessuali) e il loro significato profondo (il messaggio dell’anima) che spesso si cela dietro una spirale di ansia, depressione, evitamento, compulsione….
Spesso l’idea di richiedere aiuto ad una persona sconosciuta - lo psicologo, il sessuologo -  viene percepita dalle persone come una sconfitta difficile da essere tollerata. E’ ancora in auge la convinzione di poter bastare a sè stessi, di rimanere fedeli all’immagine dell’essere invincibili e senza paura. Inoltre, si ha paura di parlare di “un problema sessuale“: il sessuologo è li non per giudicare ma per aiutare la persona nella comprensione e risoluzione delle proprie problematiche sessuali e relazionali.
Idee distorte e paure sono poco funzionali anche se si arriva nello studio dello psicosessuologo e/o psicoterapeuta, in quanto orientano il paziente a cogliere solo i segnali che confermano la sfiducia iniziale e che conducono in modo categorico all’abbandono della terapia.
I sintomi difendono sè stessi, e suggeriscono alla persona mille scuse per non essere messi in discussione:
Non ho soldi per pagarmi una terapia
Prima o poi passerà
(e questo alimenta ancora di più il disturbo)
 ”Il mio amico è 10 anni in analisi e non ha risolto niente
Gli strizzacervelli sono più pazzi dei loro pazienti”
 “Perchè affidare la mia vita sessuale ad uno sconosciuto che avrà
tutto l’interesse a tenermi anni in terapia”
“Ormai ci sono tanti psicofarmaci”
“Io non ci credo agli psicologi e sessuologi!”
Queste vere e proprie trappole mentali, costruite ad hoc dai sintomi di cui si soffre, sono il ponte di ambivalenza tra il desiderio di farsi aiutare e la spinta a fare da sè (cercando farmaci o altre soluzioni) nel tentativo di  dimostrare a sè stessi e agli altri di riuscire a farcela da soli.
Alcuni abbandonano l’idea di farcela da soli e si avvviano verso la guarigione; altri decidono di proseguire, con lucida traiettoria, l’unica strada che conoscono e che sono necessitate a proseguire: i sintomi e la sofferenza. La seconda alternativa è l’esito della distorsione interna di un sistema psichico, che dovrebbe invece perseguire la salute e la soddisfazione per sè stessi e per gli altri e che difende se stessa e si riproduce come un cancro mentale, e si propone addirittura come l’unica possibile modalità di vita.
I sintomi sessuali possono essere alleati o nemici. Sono alleati se li si considera come messaggi di aiuto scritti dalla nostra anima, che il nostro corpo esprime e che si concretizzano in una richiesta di aiuto; Sono nemici se ci si fa assecondare dalle trappole che costruiscono per boicottare i tentativi di guarigione e di crescita.